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Milano Marittima: Quando un milanese ha sognato il mare

Ancora oggi mantiene il suo fascino e la sua attrattiva turistica, ma in pochi conoscono la vera storia della città-giardino sull’Adriatico. Erano gli inizi del Novecento quando un gruppo di imprenditori della borghesia di Milano decise di creare nelle vicinanze di Cervia il rifugio ideale per evadere dal caos della città.

La pineta e la crisi sociale

Una pineta incontaminata ed una lingua di sabbia chiara: questo era il paesaggio che si presentava agli inizi del Novecento a chi si inoltrava nel territorio che circondava Cervia. Sarà proprio il connubio tra la flora e la morfologia del litorale ad ispirare e favorire la nascita di una vera e propria città-giardino sul mare.

L’economia di Cervia era basata su un semplice ma fino a quel momento stabile sistema fondato sulle saline, sulla pesca e sull’agricoltura – ma, senza capacità di rinnovarsi e con le risorse in mano quasi esclusivamente alle famiglie aristocratiche, stava per emergere tutta la sua fragilità.

Nel territorio Romagnolo si stava diffondendo ed aggravando sempre di più il problema della disoccupazione, che spesso sfociava in scontri sociali. Il dibattito nella zona riguardava soprattutto la necessità di abbattere parte della pineta – considerata senza future possibilità di sviluppo e quindi non più una risorsa economica – per permettere un più proficuo sviluppo agricolo, residenziale e commerciale del litorale.

Il primo progetto dei Maffei

È in questo scenario che le amministrazioni locali decisero di creare piani regolatori mirati ad attirare nuovi investimenti nella zona. Questo ha portato, in quegli anni, all’abbattimento di gran parte delle secolari pinete per lasciare il posto a nuove aree agricole ed edificabili. Per accelerarne ed incentivarne lo sviluppo, questi lotti venivano concessi agli investitori in via gratuita, con il solo vincolo di completamento dei lavori entro un periodo di tempo limitato.

Incalzato dalle crescenti tensioni e in ritardo rispetto allo sviluppo delle località balneari limitrofe, il sindaco di Cervia accetta in tutta fretta una proposta avanzata da una coppia di imprenditori per il rilancio turistico della città. È il 1907 quando Giacomo e Pietro Maffei, padre e figlio della borghesia milanese, presentano il loro primo progetto di sviluppo urbanistico del litorale, siglando un accordo con il Comune di Cervia che prevedeva l’assegnazione in diritto d’uso di una vasta area, con l’obbligo di costruire ville, giardini, parchi, stabilimenti balneari e tutte le attrazioni necessarie per portare turismo ed ulteriori investimenti.

L’occasione per il Comune era ghiotta: garantire un investimento così importante significava bloccare l’inarrestabile abbattimento della pineta per puntare, anziché sulla sola agricoltura, allo sviluppo turistico dell’area e, allo stesso tempo, portare alla creazione di una nuova colonia balneare e quindi a nuovi posti di lavoro che avrebbero stabilizzato l’economia per gli anni a seguire.

Ma se da un lato le idee dei Maffei erano buone, dall’altro l’amministrazione comunale non ebbe lo scrupolo di approfondire fino in fondo le disponibilità finanziarie e tecniche dei due, che si rivelarono non all’altezza delle aspettative: dopo più di tre anni di cantieri, le ville realizzate furono appena una decina ed il progetto, con il passare del tempo, continuò a subire ritardi, tra contestazioni reciproche, carte bollate e vere e proprie cause, fino ad arenarsi completamente.

Il sogno di Giuseppe Palanti

Proprio quando il Comune di Cervia aveva ormai deciso di impugnare la situazione procedendo per vie legali contro la Società dei Maffei, nel 1991 si arriva ad un accordo che permise di sbrigliare la situazione, attraverso la cessione dei diritti di costruzione a Giuseppe Palanti, professore all’Accademia di Brera di Milano che già da qualche anno si era trasferito nella nuova località, proprio in una delle villette costruite dai Maffei.

I milanesi più attenti ed informati si ricorderanno di lui per un avvenimento ancora più importante: l’Expo di Milano del 1906. Nel 1889, ancora studente presso l’Accademia, ricevette dal Ministero l’incarico di seguire l’Esposizione Universale di Parigi. Dopo pochi anni, ottenuta nel frattempo la cattedra di composizione a Brera, si occupò delle illustrazione per la “sua” Expo: quella di Milano del 1906. Così, tutte i manifesti e le immagini che oggi troviamo dell’evento – che aveva come tema i trasporti e riscosse un incredibile successo – sono proprio frutto del genio di Giuseppe Palanti. Cartoline che oggi guardiamo con malincuore, pensando a quante bellezze architettoniche sono andate perdute nel corso degli anni per lasciare spazio ad altre più moderne e discutibili.

L’artista, che si era innamorato della pineta e del paesaggio di Cervia, aveva un sogno: quello di rendere quel posto magico un vero e proprio giardino nel quale rifugiarsi nei periodi di riposo dalla cattedra di Milano. Siamo negli anni del post-sviluppo industriale, durante i quali iniziano ad emergere i primi problemi di congestione delle città: è allora che trovano ampio consenso le teorie di Ebenezer Howard sulla Garden City come risposta ai problemi delle nuove città e alle mancanze di opportunità degli ambienti rurali. Palanti iniziò quindi a pensare, disegnare e progettare la sua città-giardino sul mare: Milano Marittima.

In realtà già da qualche anno – insieme ad alcuni architetti e collaboratori con i quali lavorava nella preparazione dell’Expo di Milano – Palanti aveva iniziato a verificare la fattibilità e la sostenibilità del proprio progetto, che tuttavia divenne concreto solo con l’acquisizione dei diritti di costruzione dai Maffei e la conseguente costituzione della Società per lo sviluppo della spiaggia di Cervia. È proprio questo gruppo della borghesia milanese a decidere il nome della nuova città e a tracciarne le linee guida.

«Il sogno di una città ideale, di una città-giardino nella quale la poesia si sposi alla praticità del vivere»

La scelta di Cervia come località di villeggiatura per i milanesi fu, oltre che paesaggistica, anche logistica: La linea tramviaria Cervia-Cesena avrebbe collegato Milano Marittima alla linea ferroviaria Milano-Bologna-Cesena-Rimini-Ancora, che insieme ai due allacciamenti Cervia-Rimini e Cervia-Ravenna avrebbe reso rapido il viaggio da Milano.

Cusano Milanino e la Garden City

A fare da apripista per Milano Marittima è stata Cusano Milanino. Già, perché lo spunto per il primo disegno del piano regolatore di Milano Marittima è stato preso dall’artista dalla neonata Milanino (oggi Cusano Milanino), nata proprio in quegli anni e ispirata a sua volta alle teorie di Howard. Il primo disegno di Milano Marittima seguiva infatti il tipico schema della Garden City, nella quale l’urbanistica era subordinata ad uno schema circolare che si sviluppava radialmente attorno al parco principale, circondato dagli edifici pubblici e dal quale partivano i boulevard disposti a raggiera. Attorno a queste prime corone, erano previste le aree residenziali, a loro volta contornate da aree verdi che avrebbero garantito l’equilibrio con il territorio naturale. Il collegamento con la città di Cervia sarebbe stato garantito da un nuovo ponte girevole al quale si arrivava attraverso il viale principale.

«Milano ha il suo Milanino, Cervia ha la sua Milano Marittima»

Quello che rendeva unico il piano di Palanti era il progetto stesso: non era mai successo che una nuova località balneare venisse pianificata programmandone l’intera conformazione. Anche in questo, l’artista rimase fedele al pensiero di Howard, che criticava la crescita caotica delle città, senza un chiaro e studiato percorso di sviluppo e senza un limite ben definito.

In seguito alla presentazione del progetto urbanistico, nel 1912 Giuseppe Palanti disegna e pubblica un opuscolo nel quale erano contenute decine di ville che avrebbero trovato posto a Milano Marittima, secondo stili che andavano dal Liberty al Neoclassico. Le nuove abitazioni dovevano essere non troppo grandi, circondate dal verde della pineta e a tutte doveva essere garantito un accesso il più diretto possibile al mare.

La guerra e la rinascita

Nel pieno della costruzione e dell’evoluzione del progetto di Milano Marittima, lo slancio venne bruscamente interrotto nel 1915, quando l’Italia entrò in guerra. Tutta la Riviera venne considerata territorio di difesa, bloccando così ogni tipo di lavoro edile. A mettere a repentaglio l’intero progetto della città fu l’ordine militare di utilizzare la pineta di Cervia come risorsa di guerra, che portò ad un rapido taglio delle risorse boschive della zona. Con la fine della guerra, la situazione non migliorò e la crisi sociale ed economica rischiarono di far naufragare il sogno di Milano Marittima.

A conflitto bellico terminato, i lavori per la prosecuzione della costruzione delle ville non ripresero come ci si poteva aspettare. Così, mentre le città balneari limitrofe ripresero il loro sviluppo, Milano Marittima si trovò in una situazione di stallo. La Società, probabilmente in crisi finanziaria e organizzativa, sembrava aver perso lo slancio con il quale aveva portato a termine i primi lotti, mettendo in dubbio il completamento del progetto davanti all’opinione pubblica.

Ma con la ripartenza del Paese, nuovi investitori iniziarono ad osservare interessati la situazione di Cervia, fino ad avanzare delle offerte concrete al Comune che permisero di dare nuovo slancio ai lavori. Lo sviluppo turistico di Milano Marittima ha così ricominciato a crescere, fino a permettere, nel 1927, di essere riconosciuta insieme a Cervia come Stazione di Cura, Soggiorno e Turismo tramite un Decreto Ministeriale. Nonostante ulteriori difficoltà, nemmeno il secondo conflitto mondiale ha fermato l’ormai lanciata crescita della cittadina, che ha proseguito negli anni fino a rendere la città-giardino sull’Adriatico uno dei più conosciuti e rinomati centri balneari del nostro paese.

È negli anni post-bellici che vengono costruiti veri e propri simboli di Milano Marittima, come l’Albergo Mare e Pineta – il primo fondamentale hotel del centro balenare che riscosse da subito un enorme successo, affermandosi come centro delle attività ricreative della città – ed il Centro Climatico Marino – sorto come dimora estiva per gli artisti, il personale e le orchestre dei teatri milanesi, tra cui la Scala, il Manzoni, il Lirico ed il Dal Verme.

Oggi, girando per le strade ed i viali di Milano Marittima, è ancora possibile scorgere e scoprire tracce di questo passato, con gli hotel, i palazzi e le Ville Liberty a fare da orologio fermo nel tempo.
Chissà se oggi, vedendo cosa è diventata Milano Marittima, il sogno di Palanti sarebbe realizzato. Non possiamo saperlo, ma siamo certi di una cosa: i milanesi continueranno a sognare il mare.